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LE INTERVISTE DEL GIORNALE DELLA TREXENTA

 Claudia Melis incontra Severino Sirigu

Tutti in Trexenta conoscono Severino Sirigu, giornalista e corrispondente zonale per l’Unione Sarda e per il Giornale della Trexenta. In molti leggono i suoi articoli sul quotidiano e sul mensile, e in tanti hanno avuto modo di apprezzare le pagine della sua prima opera letteraria: “Personasa”. Storie di vita vissuta, che da semplici articoli rinchiusi nelle pagine di un giornale, sono emerse e hanno preso forma, dando vita ad un libro piacevole e curioso. Cosa non facile per un giornalista che ha dovuto cimentarsi con un tipo di scrittura molto diverso da quello giornalistico, e che “è stato costretto” ad indagare su personaggi e su certi aspetti, in maniera molto diversa e più personale, rispetto al suo solito lavoro. Il successo è stato grande, e ancora una volta la casa editrice “La Riflessione”, ha dato meritatamente fiducia ad un trexentese puro.

“Personasa” non è certo un libro “qualunque”. Da dieci articoli di giornale di poche righe, sei riuscito a tirare fuori la vita di dieci persone. E forse, è stato proprio questo tuo raccontare di persone semplici e con una vita quasi comune, che ha reso il tuo libro unico nel suo genere…

Si, è vero, “Personasa” può piacere oppure no, può essere giudicato un bel libro o un pessimo lavoro, però nessuno potrai mai obiettare sul fatto che si tratti di una novità assoluta. Può sembrare un po’ strano, ma se ci si pensa bene nella letteratura sarda non ci sono altri libri nati da questa semplice idea: raccontare la storia di persone qualunque e speciali nello stesso tempo. Uomini e donne che hanno come unica caratteristica comune quella di appartenere ad uno stesso territorio e poi hanno le loro vicende uniche da raccontare. Per questo devo

ammettere che una volta proposta l’idea alla casa editrice che poi ha pubblicato l’opera ci siamo anche preoccupati di venire anticipati da qualche altro autore. Le probabilità erano scarse, ma poteva succedere, sarebbe stata una bella sfortuna. L’idea comunque non è del tutto mia, devo confessare che lo spunto è nato dopo una conversazione con il giornalista Andrea Piras nella redazione de L’Unione Sarda. Non è un caso infatti che tutti i personaggi raccontati nel libro sono prima passati attraverso le pagine del giornale, avevo già raccontato alcuni aspetti delle loro singolari vicende (perché di questo si tratta) in singole interviste o in semplici articoli di cronaca. Il problema è che un articolo non ti da la possibilità di andare a fondo a certe storie, il giornalista deve limitarsi a “dare la notizia”, non viene richiesto altro. Lo scrittore invece ha una miriade di possibilità in più, scrivendo un libro avevo più frecce al mio arco. E inoltre ho potuto romanzare, non solo raccontare.

Non capita a tutti l’occasione di essere “raccontati” sulle pagine di un libro. Soprattutto se si vive una vita apparentemente normale: un lavoro, una famiglia, i quotidiani problemi e piccole o grandi occasioni che potrebbero giungere inaspettatamente a chiunque. I tuoi personaggi però, questa normalità la rivivono in un libro e le loro storie quotidiane, alla fine sono diventate storie di tutti e per tutti. Come hanno reagito quando hanno saputo del tuo progetto?

Praticamente tutti hanno capito quali erano le mie intenzioni, cioè rendere omaggio a loro e alle loro storie. In qualche modo ho provato a renderli immortali attraverso le pagine di un libro. Devo dire che hanno accolto bene la pubblicazione, molti hanno anche presenziato in occasione delle varie presentazioni al pubblico che con la casa editrice abbiamo organizzato in giro per la Trexenta. C’è anche chi ha comprato più copie, e questo non può che farmi ulteriormente piacere. Tra l’altro mentre ero impegnato nella scrittura i “miei personaggi” erano ignari di tutto. Volevo essere certo che il libro venisse pubblicato prima di informarli, e così ho messo tutti davanti al fatto compiuto. Ricordo benissimo la gioia della famiglia Loi Zedda e dei parenti di Mario Dessì l’ultimo banditore, solo per citarne due. Ricordo anche il viso e il portamento orgoglioso di Gianluca Cogodi, lo straordinario “cameriere delle star” diventato attore per caso, in occasione della presentazione che abbiamo organizzato a Gesico, il suo paese d’origine.

Sull’Unione Sarda hai parlato di tantissime persone, con storie comuni e storie meno comuni. La scelta per il tuo libro però è caduta solo su dieci. Ricordano un po’ i Dieci personaggi in cerca d’autore di Pirandello, con la differenza che questa volta è stato l’autore che ha cercato loro. Come hai capito che fra i tanti erano quelli giusti?

Ho dovuto ragionarci un po’ sopra. Volevo abbracciare un po’ tutti i paesi della zona e inoltre volevo raccontare storie diverse tra loro. In questi anni di collaborazione con L’Unione Sarda ho avuto modo di incontrare, conoscere e intervistare tante persone che avevano molte cose da dire. Ma quello che mi interessava di più non erano le imprese eccezionali, bensì ero affascinato dal raccontare la vita eccezionale di persone semplici, normali. Per questo lo studente modello, Alessandro Pisano di Suelli, è un personaggio eccezionale. Lui è eccezionale nella costanza. Non ha sorpreso la classe con un’interrogazione o un compito perfetto, al contrario, dopo anni da primo della classe non sorprende più né compagni e né professori che ormai lo conoscono bene. La

stessa cosa vale per chi, talmente bravo nel suo lavoro, è stato scelto per fare da infermiere al Capo dello Stato, è il caso di Antonio Annis di Mandas. Poi ho voluto raccontare anche la storia di Salvatore Zedda, ribattezzato dai media “mister passauord”, che apparentemente contrasta con le altre. Ma stiamo sempre parlando di un trexentese balzato agli onori della cronaca, in un modo o nell’altro. La vicenda di Tore Zedda mi offriva la possibilità di fare alcune riflessioni sull’importanza del “caso” nella vita di ognuno di noi e sulle incredibili

conseguenze che può avere un semplice scherzo. Soprattutto in un’epoca dominata dalla rincorsa all’apparire più che all’essere.

E il caso, come la Dea Bendata bacia pochi. I tuoi dieci personaggi hanno avuto “questa fortuna”, ma come loro ce ne sono tanti altri. Hai intenzione di riproporre qualcosa di simile con altre storie di vita e altri personaggi della Trexenta?

Per il momento non è in programma. Non escluso a priori un’opera simile a questa, magari con altre dieci storie curiose ambientate in Trexenta. Ma adesso non sono attratto da questa possibilità, dovrebbe nascere un po’ per caso come è successo per il primo libro. E poi ci sono tanti altre cose da prendere in considerazione, innanzitutto devono capitarmi tra le mani personaggi interessanti come quelli già raccontati. Ma per non ripetere lo stesso lavoro sarebbe interessante variare la chiave di lettura, ci vorrebbe uno spunto originale, una nuova intuizione

insomma. Penso che passeranno anni prima di prendere in considerazione una simile eventualità.

Qualcosa di simile, abbiamo capito che non uscirà dalla tua penna, ma qualcos’altro? Una volta iniziata la carriera di scrittore è difficile abbandonarla… Come le ciliegie, un libro tira l’altro…

Non proprio. Sto aspettando i compensi delle vendite prima di rimettermi a scrivere (Severino Sirigu scherza e ride…le ciliegie a quanto pare, in questo periodo rappresentano una fonte di guadagno…e se si pensa a quanto costano il guadagno c’è eccome!!!). A dire il vero la casa editrice La Riflessione che ha pubblicato “Personasa” mi ha chiesto un altro libro, e quindi prima o poi dovrò realizzare questa seconda opera. L’intenzione è quella di battere nuove strade, magari un romanzo o forse è moto meglio una raccolta di racconti. Staremo a vedere.

Un racconto. La cosa per me si fa interessante…potrei avere un diretto concorrente. Sono molto curiosa su questo tuo progetto/non progetto che rappresenterebbe un cambiamento di genere non indifferente. Si tratta di un’idea nata per caso o di una che avrà un seguito a breve termine?

In effetti il libro di racconti è più che una semplice idea. Ne ho scritto uno di getto su un blocco notes esattamente la scorsa vigilia di Natale. Potrei scriverne altri e pensare ad una pubblicazione di questo tipo. Inoltre quando avevo 18 anni avevo scritto un racconto legato al tema della vecchiaia con il quale avevo vinto il primo premio in un concorso regionale rivolto agli studenti delle scuole superiori. Inevitabilmente sono legato a quella storia e vorrei proporla al pubblico. Comunque queste sono solo ipotesi. Di certo il secondo libro sarà molto diverso dal primo, per parecchi motivi. Innanzitutto per il semplice gusto di cambiare e poi perché “Personasa” è nato in un periodo per me molto particolare e in un certo senso credo sia un’opera irripetibile. Intendiamoci non penso di aver scritto un capolavoro o qualcosa del genere, anzi credo che in altre circostanze avrei potuto fare di meglio, ma proprio per questo sono molto legato al mio primo libro, perché sono riuscito a portarlo a termine in tempi piuttosto ristretti e perché sta avendo un buon successo. Almeno stando a quando mi dice Davide. (Davide Zedda è l’editore della casa editrice “La Riflessione”, ndr)

Tornando al tuo primo libro. Indirettamente è dedicato alle dieci persone descritte, ma solitamente un libro lo si dedica a delle persone particolarmente care all’autore…

La dedica è scritta nelle prime pagine del libro. Ma voglia approfittare di questa domanda per fare una dedica inversa. Considerando che “Personasa” racconta la storia di uomini semplici che in vita loro hanno realizzato qualcosa facendo parlare di se, io dedico un po’ polemicamente queste storie (per quanto possa servire) a tutte quelle persone che al contrario si nascondono, non fanno nulla se non pretendere di giudicare chi invece le cose le fa, magari sbagliando, ma le fa. Io credo che sia sempre facile parlare, un po’ più difficile avere qualcosa da

dire. Penso che il traguardo più grande che una persona possa raggiungere nella sua vita sia quello di poter sempre camminare a testa alta.

E perché allora non prendere la palla la balzo e “analizzare” in un altro libro le vite di questo tipo di persone?

Dovrei raccontare le imprese di codardi, vigliacchi, piccole persone appunto. Potrebbe essere un’idea. Non che gli esempi mi manchino, ma non mi divertirei a scriverlo un libro di questo tipo. E poi chi inviterei alla presentazione? No, non mi sembra proprio il caso…

 

E sperando di non essere tra questi nuovi personaggi che non vedranno mai vita tra le pagine di un nuovo “Personasa”, saluto Severino Sirigu con un grande in bocca al lupo per la sua nuova carriera di scrittore.

 

Claudia Melis

 
 

 

 


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